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SUL CONFINE ARANCIONE NORD-OVEST DI BOLOGNA

Presi dall’entusiasmo dell’ultima uscita modenese, abbiamo voglia di proporre una nuova camminata, anche se saremo costretti ad effettuarla  all’interno del comune di Bologna. 

Il meteo prevede freddo intenso ma sole e cielo terso. Temiamo l’assalto ai colli bolognesi, quindi decidiamo di dirigerci verso la periferia di pianura, verso il confine nord-ovest per scoprire insieme i limiti territoriali imposti dalle norme anti-covid ricercando la natura nei boschetti golenali sulle rive del Reno.

La partenza

L’appuntamento è alle 9.30 al Parco di via dei Giardini, chiamato anche “delle papere”, “di Corticella”, della “Ca’ Bura” e chissà con quanti altri nomi! Il parco è grande e ci vuole almeno una mezz’oretta prima di radunarci. 
I numeri raggiunti ci mettono un po’ in difficoltà, decidiamo perciò di dividerci in piccoli gruppi da una decina di persone l’uno. (“Temiamo il corteo non autorizzato” n.d.r)

Costeggiamo via dell’Arcoveggio in più di una quarantina, contando anche gli apeini a quattro zampe, direzione Villaggio rurale. Il Villaggio rurale è un’area residenziale costruita nel periodo fascista creata come edilizia popolare e ad oggi quasi del tutto riscattata posta ai limiti della città con cui è collegata da un solo unico sottopassaggio.

Questa zona è abitata in maggioranza da anziani lasciati nel completo isolamento. Ne incontriamo due di ritorno probabilmente dalla messa, notano gli zaini, gli spieghiamo dove siamo diretti, gli facciamo vedere la mappa, ci augurano buon viaggio!

Sul confine arancione nord-ovest di Bologna

In alcuni tratti la strada su cui camminiamo è divisa a metà dal confine amministrativo: un lato della carreggiata dentro il comune bolognese e l’altro fuori. Queste linee tracciate sulla carta sono però barriere che la campagna rimasta non conosce e che con i suoi spazi immensi ci permette di scorgere all’orizzonte le cime principali dell’Appennino Modenese, da poco innevate. 

Nelle cave tra storia e leggenda

Ci troviamo a camminare tra numerose cave di argilla ormai dismesse (alcune oggi sono diventate dei laghetti), che ci ricordano come questa zona di Bologna fosse un tempo piena di fornaci. Gli operai che ci lavoravano furono molto attivi durante la Resistenza antifascista.

In questo punto veniamo raggiunti dalla seconda vera prole-taria di ape, aumentando il gruppo di altri due elementi! Nel frattempo un’apetta bolognese ci racconterà della maledetta Villa Clara, casa che non dista molto da dove ci troviamo. 

Leggenda vuole che in quella casa, ora abbandonata, si possa incontrare il fantasma di una bambina che chiede aiuto: Clara, bimba con il dono della preveggenza e per questo murata viva dal padre in un periodo non ben precisato. “Non contare mai tutte le finestre di Villa Clara, altrimenti morirai a 33 anni”, ci racconta L., che le contò da giovane e ora di anni ne ha 36.

La Golena Fluviale

Da qui, in via Zanardi, troviamo l’accesso all’Area di Riequilibrio Ecologico “Golena San Vitale”, che si estende per circa 40 ettari a cavallo tra i comuni di Bologna, Calderara di Reno e Castelmaggiore.

Abbandoniamo la strada, entrando nell’area degli scavi della cava di sabbia, circondati da montagne di ghiaia e pietrisco che dopo poco lasciano spazio alla vegetazione.

Siamo immersi nel verde avvolgente di uno dei pochi lembi residui di boschi planiziali presenti sul fiume Reno, costituito da pioppi, salici e frassini meridionali di notevoli dimensioni. 

Scopriamo che queste aree sono diventate molto rare, a causa dei frequenti lavori di regimazione idraulica operata dagli umani con conseguente taglio e riduzione di estese porzioni di boschi di golena. 

Gl. ci racconta l’importanza della salvaguardia di questa porzione di territorio, tutelata in quanto serbatoio della biodiversità di pianura, dove lo sviluppo di pioppi, salici e frassini meridionali, costituisce il paesaggio avvolgente nel quale ci immergiamo.

Il bosco è qui maturo e grazie all’evoluzione spontanea concessa dall’abbandono delle attività estrattive degli anni 70, stratificato e ricco di sottobosco.

Dopo aver attraversato il bosco di pianura, sbuchiamo ai piedi di un argine, la fame si fa già sentire e non essendo sicuri di trovare un posto verde ancora soleggiato decidiamo di fermarci per pranzare. 

Le uniche persone che incrociamo sono 6 ciclisti, alcuni conosciuti, che si erano dati appuntamento sulle sponde del Reno per pulire i sentieri a colpi di macete, li salutiamo, hanno fretta di tornare a casa a mangiare le tagliatelle al ragù, è pur sempre una domenica bolognese!

Le grandi opere

Ci rimettiamo in marcia lungo l’argine che ci farà da passerella dalla zona di golena a quella dell’aeroporto Marconi di Bologna.

Durante il cammino la presenza degli aerei sopra e molto vicini alle nostre teste sarà una fastidiosa costante, nonostante la diminuzione dei voli a causa del covid.

Proviamo quindi a raggiungere il parco del lungo Reno districandoci dentro a un groviglio di GRANDI OPERE a poche decine di metri l’una dall’altra!

Aeroporto, TAV, autostrada, tangenziale e il People Mover fresco di inaugurazione, tutte opere molto impattanti sul territorio che è stato così plasmato per essere efficace sullo spostamento veloce, rapido, smart, sicuramente non per il nostro lento camminare!

Sulla via del ritorno

Una volta giunti al parco, notiamo con piacere che alcune persone si sono ritrovate per una merenda all’aria aperta mentre noi ci regaliamo una birra d’asporto, nella omonima zona alle porte della città.

Dopo esserci dissetati, ci separiamo: alcuni di noi continueranno il percorso diretti a Lavino di Mezzo, inseguendo le cavedagne dei campi fino ad arrivare all’argine del Lavino, giusto in tempo per il tramonto, altri decideranno di tornare in città, chi in bus, chi a piedi.

A Lavino scopriamo che il bus che ci riporterà a Bologna non arriverà prima di un’ora, imbocchiamo la via Emilia, direzione Borgo Panigale e dopo 40 minuti saremo finalmente seduti sul 13!


Alla fine il percorso completo conterà 26 Km e 44000 passi.. em… battiti di ali.

Traccia del percorso

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L’ultima uscita, da gialli, sul Monte Rondinaio

Il venerdì pomeriggio i telefoni iniziano a squillare, gran traffico di sms: “domenica saremo zona arancione, non potremo più uscire dal comune di Bologna, la gita di domani sarà l’ultima!” e tra disperazione e gioia per aver azzeccato il giorno giusto della camminata, ci diamo appuntamento per sabato mattina, puntuali, alle 8 al solito parcheggio.

Da qui partiamo in 10, le altre 4 api arriveranno dalle loro case nell’appennino, chi bolognese, chi modenese e chi reggiano.
Oltre ad essere l’ultimo giorno disponibile per camminare al di fuori del Comune di Bologna, è anche l’ultimo giorno di apertura dei bar. Ci premuniamo di birrette da lasciare nel baule, per brindare alla fine della camminata, la prudenza non è mai troppa!
Il gruppo è al completo e dopo aver lasciato le macchine al parcheggio del Lago Santo Modenese (1501m), prendiamo il sentiero CAI 523 in mezzo alla faggeta e fino al Lago Baccio, di origine glaciale (1550), dove decidiamo di fare la foto di gruppo anche se appena partiti! Incontriamo qualche problema tecnico ma alla fine un paio di scatti riusciranno bene (non propriamente un’autoscatto)!

Il sentiero prosegue in mezzo alla macchia tipica dell’Appennino tosco-emiliano (ginepro e mirtilli) e prendiamo una scorciatoia, una sassaia diretta che in 40 minuti ci porterà sul crinale. Da qui cerchiamo un punto dove mangiare, circondati dal Cimone e dal Libro Aperto, da un lato, e dalle Apuane (distinguiamo nettamente Monte Forato) e dal mare dal versante toscano. La tentazione di allungare il giro stabilito e salire fino a Monte Giovo è grande ma decidiamo che sarà per la prossima volta, preferiamo scendere con calma.

Arriviamo al Monte Rondinaio (1964) immersi nella nebbia e lasciamo alla ex croce un nuovo blocchetto con dedica visto che il libro di vetta non ha più un centimetro libero su cui scrivere. Iniziamo a scendere verso il Monte Rondinaio Lombardo sul CAI 521 vedendo dall’alto il lago Turchino e il lago Torbido. Passata la sella incontriamo un ragazzo e una ragazza seduti sul sentiero, lei si è storta, molto probabilmente, una caviglia e non riesce assolutamente ad appoggiare il piede. Con il ragazzo chiamiamo i soccorsi e in pochi minuti offriamo a Guendalina ghiaccio spray, pomata, antidolorifici, tisana “entusiasmo ed allegria” e un bel po’ di chiacchiere! Dopo aver fatto loro compagnia per una mezz’oretta, decidiamo di scendere, i soccorsi sono pariti ma comunque uno di noi rimarrà con loro.

Raggiungiamo così il Lago Santo dove brindiamo alla bellissima giornata e all’ultimo giorno da “gialli”.
Ci salutiamo col buio appena l’ultimo del gruppo ci raggiunge, con la promessa di tornare a camminare, di tracciare magari il confine arancione di Bologna..chissà…

Di ritorno dai Prati di Sara

L’appuntamento è alle 8 al parcheggio di via Gobetti e la puntualità è impressionante, si percepisce la necessità di scappare dalla città e di andare a fare quella che, forse, sarà l’ultima camminata dell’anno.

Raggiungiamo in un paio d’ore il borgo di Casalino e ci stupiamo della quantità di auto presenti, l’estate di san martino con le sue temperature miti ha evidentemente portato molti ad uscire in questa calda e soleggiata domenica! Incrociamo facce conosciute e anche un gruppetto che, prendendo il percorso dalla parte opposta alla nostra, deciderà di salire fin su in cima al Monte Cusna (ci saluteremo poi ad orario di pranzo, loro in vetta sopra le nostre teste, noi svaccati sul pratone).

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Il ronzio dell’APE

Podcast della radio-iniziativa dello scorso 28 aprile

Sono ormai passati due mesi dall’ultima volta che siamo saliti su una cima. Sessanta lunghi giorni in cui, in un modo o nell’altro, abbiamo cercato un’alternativa mentale alla grande passione che ci accomuna.La montagna è “sospesa”, messa in pausa, ma solo per noi.

Oltre i muri delle nostre case, oltre i confini e le restrizioni, oltre il lockdown, le montagne cambiano di stagione, selvatiche, libere. Noi intanto viviamo di ricordi, attimi, immagini che hanno formato la nostra comunita’. E ancora una volta proviamo ad imparare, cambiare, osservare. Ancora una volta la montagna ci puo’ aiutare , senza presunzione, anche da quaggiù.

Lo scorso 28 aprile ci siamo concessi un’oretta di trasmissione radio sulle libere frequenze di Radio Onda d’Urto con ospiti, progetti, punti di vista, aggiornamenti dalle sezioni, racconti.. buon ascolto!

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Sempre più in alto, per una nuova umanità

A.P.E. - Associazione Proletari Escursionisti (dal 1919)