Due voci dall’Incontro d’autunno dell’Alveare

Non senza timori e due tamponi, io e Luca ci uniamo entusiasti all’incontro nazionale apeino, programmato in agenda a Roma dal 23 al 25 ottobre 2020, e faticosamente confermato in questi giorni di ripresa di contagi e temuti nuovi lockdown.

Carichi e ‘negativi’ venerdì pomeriggio percorriamo in macchina l’autostrada A1 da Milano, velocissimi (si fa per dire con Luca..) per l’ansia da coprifuoco serale a Roma. Fortunatamente arriviamo per tempo a Casetta Rossa per un’amatriciana di benvenuto e un brindisi a distanza di sicurezza. È bello rivedersi con gli amici apeini romani dopo tanto tempo, anche se siamo decimati per via di quarantene e possibili lockdown regionali. Impossibili gli abbracci. Ceniamo all’aperto, distanziati ma prossimi nelle intenzioni. Si respira aria di primavera, profumo di pecorino e guanciale, ridiamo allegramente e, spensierati, per un attimo dimentichiamo il disagio e la paura che i notiziari ci trasmettono in questi tempi.

Il sabato mattina, dopo un mattutino e toccante passaggio alle fosse Ardeatine, la delegazione apeina lombarda, composta da Abo, Camilla, Elena, me e Luca, è carica per l’attesissimo trekking urbano romano. Paolo, “sindaco” del Quadraro, ci porta assieme ad Adri, Babusci ed Emanuele alla scoperta dei luoghi dei rastrellamenti e della memoria storica della resistenza nel Nido di Vespe. Passeggiamo per murales e croci a memoria di chi “romanamente cadde”, e dopo varie inversioni e giri a otto ci ritroviamo nel bellissimo parco degli Acquedotti. La pioggia non ci ferma e finalmente dopo circa 8 km un promettente raggio di sole ci consente di fare un pic-nic sull’erba a base di porchetta, focaccia e mortazza, con dietro ancora lo skyline del Quadraro, a cui siamo ormai affezionati. Poco dopo ci dirigiamo verso il Centro Sociale La Strada nel quartiere Garbatella (sopravvivendo alla Cristoforo Colombo percorsa a piedi!), dove si terrà l’attesa riunione nazionale dell’APE e dove ritroviamo Zanza, Peter e Luisa che salutiamo calorosamente anche se, ahimè, a distanza di sicurezza e mascherati.

Sono le 16 e possiamo cominciare. L’assemblea nazionale si terrà per metà in video conferenza, ma siamo carichi e tutti (o quasi) presenti. Babusci serenamente stappa una una bottiglia di vino per festeggiare questo atteso incontro, accompagnato da focacce e pizze rosse, che mai sono mancate. Ordine del giorno: attività apeine passate e future; presentazione e saluti dalle sezioni di Ape Bergamo, Brescia, Bologna, Maremma, Parma, Lecco e una futuribile appendice salernitana; discussione e revisione della Carta d’Intenti. Ogni sezione condivide la strategie e le attività che hanno contraddistinto una primavera e un’estate così diverse dal solito. Ape Parma ci informa che da loro il Covid “è arrivato nel 2019” (quando hanno incontrato le prime difficoltà organizzative), Gine di Ape Bologna saluta Giggine di Ape Salerno, Luca attentissimo fa merenda con la mortazza. Il ritmo della riunione è incalzante fino all’intricato litigio tra i termini ‘genere’ e ‘inclusione’, su cui ancora una volta Luca pare attentissimo. Su un’aperta, accesa, frizzante discussione su come festeggiare nel modo più appropriato una nascente sezione apeina, il tempo scorre rapido e son già le 19:30! Chiudiamo i lavori (nel Lazio il coprifuoco è a mezzanotte) e ci diamo appuntamento all’indomani mattina per la seconda sessione.

In pizzeria, in tavoli da 6 ci raccontiamo, ridiamo e brindiamo con genzianella all’Alveare, rivedendo tutti insieme un video in cui alcuni apeini della capitale cantano ubriachi e abbracciati l’inno dell’Ape in un paese terremotato d’Abruzzo. Ridiamo e poi, ancora più sonoramente ridiamo, quasi ad annullare le distanze fisiche in un abbraccio ideale e desiderato. Ma a ridosso del coprifuoco, un po’ malinconici, dobbiamo rientrare ai nostri rispettivi tetti.

All’indomani un nuovo breve trekking urbano ci aspetta, stavolta in Tor Marancia, quartiere di muri colorati e pappagalli affamati, abitato e amato da Babusci. Alle 10 riprendiamo a La Strada l’assemblea. La Carta di intenti è finalmente abbozzata e soprattutto condivisa. Lina da Ape Roma ci racconta del progetto Beeci, Abo ci illumina sugli strumenti di comunicazione possibili, Luca dorme…ah no stavolta è attento.

Purtroppo, il tempo scorre rapidamente e più di 600 km ci aspettano fino a Milano. Rammaricati, siamo costretti a lasciare anticipatamente la riunione e a metterci sulla strada del ritorno a casa. Ringraziamo affettuosamente i compagni romani per l’ospitalità e le premure e salutiamo dalla telecamera la grande Famiglia apeina  che in questo weekend si è unita in remoto, nonostante le difficoltà legate all’epidemia in corso. In viaggio di ritorno, con l’irresistibile playlist musicale di Luca in sottofondo, ripensiamo malinconici a questo weekend romano indimenticabile e ormai finito. Dopo questa bellissima esperienza, siamo certi di conservare dentro un pezzetto in più dello spirito apeino, che grazie a tutte le sezioni è espressione di una comunità sempre più viva, unita e inclusiva. Daje!

Giusy e Luca, per Ape Milano


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