Sui sentieri partigiani della Val Caffaro. Terza Tappa

Domenica 31 marzo si è svolta la terza camminata organizzata dall’Associazione Culturale DOC. e da APE Brescia sui sentieri della Val Caffaro, seguendo le tracce delle donne e degli uomini della Resistenza locale, per un itinerario che ripercorrendo i luoghi del gruppo partigiano denominato Banda Giacomino ci ha portato alla panoramica località Fontana, posta alle pendici del Monte Carena.

Partendo dal ponte che delimita il confine fra le province di Trento e Brescia (quota 850 m) camminiamo per poche centinaia di metri costeggiando la strada che porta a Cerreto, frazione di Bagolino.All’altezza di un paio di case sparse imbocchiamo segnavia 410 var con direzione Tonolo, Vallalusso e Fontana; il percorso corre inzialmente per una stradina asfaltata e successivamente, poco dopo il ponte di Vallettie, per una strada in parte cementata e in parte sterrata.
Passate le baite di Armos basso e Armos alto, cascine che hanno ospitato i partigiani, imbocchiamo un’ultimo sentiero inizialmente in leggera discesa e poi in decisa salita fino alla località Fontana (quota 1.606 m), dove sostiamo godendo della splendida vista sul Lago d’Idro e sugli abitati di Ponte Caffaro e Lodrone.

La camminata è stata a “passo di racconto”, con alcune tappe nelle quali Corrado dell’Ass. Doc ci ha spiegato il contesto della Resistenza nella Val Caffaro e mantenute vive le storie delle donne e degli uomini che la animarono: la zona della Valle del Caffaro era presidiata dal gruppo di Tita Secchi, dalla Monte Suello, dal gruppo Giacomino e dalla banda Dante di Erminio Scalvini, in tutto più di ottanta uomini bene armati.A inizio estate del 1944 i tedeschi iniziarono a fortificare il Maniva. Esso era di estrema importanza e andava sgombrata dai partigiani; nei progetti dei nazifascisti era la via più idonea per una eventuale fuga: da lì infatti si varcavano il Croce Domini e l’Aprica e si poteva raggiungere con una certa tranquillità la Svizzera, rifugio sicuro per tutti. I comandi nazisti e della Repubblica di Salò pensarono bene di ripulire prima la zona della Corna Blacca e dell’Alto Maniva e con una manovra a tenaglia vi sorpresero tutti i gruppi partigiani. La notte tra il 24 ed il 25 agosto 1944 salirono in 300 dal Vaghezza, in 300 da Marmentino, in 300 dal Pezzeda, in 300 da Collio, in 300 da San Colombano, in 300 da Casto, in 300 dalle Pertiche, in 300 da Lavenone, in 300 da Anfo e altrettanti da Bagolino verso il Dosso Alto.Erano in totale più di 3000 uomini, esperti in combattimenti antiguerriglia e dotati di automezzi, muli, mitraghatrici e cannoncini; SS Tedesche, SS Italiane, Alpini Tedeschi, Polizia Verde, Bolzanini, Monterosa, GNR., Guardie del Duce, Brigate Nere.All’alba incominciarono la caccia. Troppo tardi i partigiani, avvisati dalle sentinelle, scapparono verso i boschi subendo numerose perdite. Fu questa una delle pagine più tristi della lotta partigiana nelle valli bresciane. Le forze erano impari, molti combattenti per la libertà perirono o furono catturati, seviziati, percossi e trucidati dai nazifascisti.

Tutti e tutte siamo arrivati alla Fontana facendo gli 850 mt di dislivello. I piu’ allenati sono saliti al Monte Carena facendone cosi’ 1100. Una delle tappe è stata dedicata alla memoria di Orso Lorenzo Orsetti Tekoser combattente per la liberta’ in Siria a fianco dei curdi contro l’isis. Durante la soste è stata letta la lettera testamento scritta dallo stesso Lorenzo prima di arruolarsi nelle file dello YPG e diffusa dalle forze curdosiriane.

Di seguito il testo della lettera di Lorenzo:
Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli, e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà.
Quindi, nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo, e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio.
Vi auguro tutto il bene possibile, e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo.
Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza.
Sono tempi difficili, lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza; mai!
Neppure per un attimo.
Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, e di infonderla nei vostri compagni.
E’ proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve.
E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Cercate di essere voi
quella goccia.
Vi amo tutti, spero farete tesoro di queste parole.
Serkeftin!

Orso,
Tekoser,
Lorenzo.


Sempre più in alto, per una nuova umanità

A.P.E. - Alveare dell'Associazione Proletari Escursionisti dal 1919